Bowie: l’ultimo disorientante addio alla Kubrick

Bowie: l’ultimo disorientante addio alla Kubrick


In questi giorni non si fa altro che parlare dell’improvvisa scomparsa di David Bowie, apostrofato con appellativi diversi: “l’uomo caduto sulla terra”, “il duca bianco”, l'”uomo delle stelle” (a cui fa eco la sua indimenticabile  Starman). Bowie nella sua vita ha interpretato talmente tanti personaggi trasformando il palco in un palcoscenico, forse il primo, tanto che potremmo dire “e in principio fu Bowie” . La sua teatralità ha influenzato generazioni di musicisti, a partire da acclamate pop-star come Madonna dove però il reinventarsi è semplice manierismo. In Bowie no, in Bowie è sostanza,  Arte, contenuto. Non sono un critico musicale e non conosco tutta la sua discografia né tantomeno ho visto tutti i film in cui lui compare. Quello che dirò, soprattutto nell’ultima parte dedicata ai due video tratti dal suo ultimo e definitivo album, lo dirò a titolo personale. Una cosa però è certa, David Bowie ha fatto cultura e ha sperimentanto nella sua lunga carriera molti generi musicali, instancabilmente e re-inventandosi ogni volta. Lui stesso non si definiva una Rockstar, anche se, nella migliore tradizione della cultura Rock, con la sua arte ha intonato l’inno alla libertà che da sempre caratterizza questo genere musicale. Mi sarei dunque  aspettata almeno un programma TV in prima serata nei giorni seguenti la sua scomparsa. E invece no, giacché oggi la TV fa il lavaggio al cervello delle persone collocandosi all’esatto opposto di quello che fa la cultura Rock, perciò non si può annullare il quotidiano appuntamento con il polpettone della politica.

Di Bowie prediligo il primo periodo, quello dell’alieno caduto sulla terra, perché a lui mi accomuna l’amore per i mondi lontani e sconosciuti, per lo spazio, per la vita-extraterrestre. Impossibile non amare, almeno per me, la chitarra e il suono in crescendo di Space Oddity e il testo che ci  fa rivivere l’atmosfera del primo viaggio sulla luna e della terra vista da lontano come un meraviglioso  puntino blu, e non c’è niente che possiamo fare. Sono legata anche alla canzone The Man Who Sold the World anche per la cover di Kurt Cobain che come Bowie coltivava l’interesse per lo scrittore  William S. Burroughs, che però, nel caso di Cobain, ha influenzato tutta la sua breve carriera,  al punto da volerlo nel suo video Heart Shaped Box (mi piace la canzone, il video non proprio) nelle vesti del Babbo Natale messo in croce, ma lui si rifiutò, collaborarono però a un progetto letterario-musicale: The “Priest” They Called Him.  Burroughs compare invece poco prima di morire nei panni del regista nell’ultimo fotogramma di un video degli U2, Last night on Earth. Si toglie gli occhiali mostrando sotto il cappello uno sguardo inquietante di sfida. Questo lo scrivo per testimoniare l’influenza che ha avuto nella musica a lui contemporanea. Sinceramente, non ho mai letto nulla di questo noto scrittore della beat generation con una biografia un po’ inquietante. Lo conosco soltanto tramite Cobain e ciò che mi interessa è l’innovativa tecnica di scrittura dove le parole sono usate più per il loro suono che per il significato (almeno in Cobain) e addirittura sono abbinate a caso, utilizzando una tecnica che lo scrittore usava per i suoi libri: il cut-up. (Ho già parlato di questo mio interesse in un post precedente). Mi piace questo modo di concepire la scrittura che diventa evocativa spesso sconfinando nell’irrazionale, nella visione un po’ allucinata di certi versi o di certe storie. Quello che ci vuole per contrastare il materialismo portato alle estreme conseguenze della nostra epoca. Possiamo definire questa tecnica una sorta di surrealismo letterario (facendo un paragone con un genere di pittura che amo molto, nello specifico Dalì e Magritte)

Ma ora vi domanderete che c’entra tutto questo con Bowie? Bowie ha composto uno dei primi album utilizzando la tecnica di scrittura di Burroughs, Diamond Dogs nel 1974 tanto che potremmo pensare che Cobain ha mutuato questo interesse proprio da Bowie che a sua volta era stato influenzato dal fratello morto suicida all’età di 31 anni che coltivava la passione per la beat generation. In Diamonds Dogs, Bowie fonde tematiche legate al romanzo di George Orwell 1984 con Ragazzi Selvaggi dello stesso Burroughs (tutti temi di grande attualità). Non amo molto la musica di questo album perciò non mi sono mai interessata ai suoi testi,  a parte la più famosa Rebel Rebel che Bowie ha continuato a portare nei suoi concerti live.  Quello stile frammentato ritorna nel suo messaggio finale d’addio, il suo ultimo disco, quello con cui si congeda: Blackstar. Persino nel”artwork della copertina orchestrato insieme al designer Jonathan Barnbook che dice: “A Burroughs chiesi qualcosa sul futuro della tipografia e lui mi disse che le lettere sarebbero tornate ad essere geroglifici, come quelli usati dagli antichi egizi. Alla fine è ciò che sta accadendo con gli Emoji, molto popolari tra le persone e che permettono di creare intere narrazioni nella comunicazione quotidiana. Ho voluto unire questo suo pensiero con la tecnica del cut-up che lui utilizzava nella sua scrittura”.

Gli ultimi due video: Blackstar e Lazarus

Il video di Blackstar è inquietante dato che è stato fatto da un artista che sapeva di stare per morire (malato di cancro al fegato da 18 mesi). E dunque giù con le accuse di satanismo. Ma come volete che sia il congedo artistico di qualcuno che sta morendo? Non certo un motivetto da cantare allegramente sotto la doccia. E’ in scena la morte, quella stessa evocata da Kubrick in Eyes Wide Shut, le atmosfere sono simili, film per altro girato a New York dove Bowie viveva, e Kubrick non era estraneo a Bowie che dichiarò di essersi ispirato a 2001 Odissea nello Spazio in Space Oddity. L’atmosfera rimanda anche a Gibson nella scene macabre di Apocalypto dove assistiamo agli stessi tremolii rituali, e all’ eclissi: andrà proprio verso il sole oscurato l’alieno. I colori e le atmosfere dei primi fotogrammi sono gotici come le prime scene della Passione di Cristo  e anche nel video di Bowie si parla di esecuzione e il richiamo è al Golgota Anche la musica è evocativa: ci sono i tamburi rituali, la voce cupa e monotona. Ma poi all’improvviso il video muta verso la luce e  la musica si fa armoniosa.  Al di là delle interpretazioni che si possono dare leggendo attentamente il testo oppure cercando di interpretare le immagini, l’unico modo è quello di accostarsi con il proprio modo di sentire. C’è infatti chi parla di bellezza del nonsense come l’autore di questo articolo: the beautiful meaninglessness of David Bowie. Personalmente ritengo che un senso ci sia, tuttavia questo articolo offre differenti spunti.

Per come la sento io, dalle atmosfere cupe esce appunto una luce di speranza. quella che a mio parere voleva trasmettere Bowie con entrambe i video. Non a caso Bowie gioca spesso nel video di Blacstar con le ambivalenze: per es. parla di band e dice che non fa parte di una band, difatti musicalmente non ha mai fatto parte di una band, ma poi il termine “band” si incrocia con “gang” facendo pensare a altro…; E soprattutto la “Blackstar” che è si una stella nera che può evocare significati oscuri, che sono evocati anche da altri elementi nel video (l’Omen tanto per dirne uno),  ma che in cristallografia ha un’ accezione del tutto positiva. Inserisco un pezzo di un libro: si tratta di una pietra, la diopside.

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tratto da: Fabio Nocentini, Iniziazione alla Cristallografia

I due ultimi video sono legati dato che in Lazarus ritroviamo lo stesso Bowie bendato con due bottoni al posto degli occhi. Sono davvero gli ultimi video di un vero Artista. Proprio come fa Kubrick per il suo ultimo film che è fitto di rimandi extra testuali ad altre sue opere, così Bowie nei suoi due ultimi video clip ci rimanda direttamente e soprattutto agli inizi della sua carriera musicale (torna l’alieno), indossando addirittura gli stessi abiti (vedi Lazarus): questo certamente ha un senso. Lo aveva fatto anche Shakespeare secoli prima, nella sua ultima opera, La Tempesta: ripercorrere tutti i personaggi e le situazioni delle sue precedenti opere, nelle vesti di un mago! Cos’è dunque la vita di un artista se non tutti quei personaggi, quelle situazioni, quelle atmosfere, quei sentimenti che lui stesso ha creato? Ma di fronte alla morte, a maggior ragione, non si può fare altro che essere disorientati. Non si può far altro che bendarsi gli occhi (“al centro di tutto i vostri occhi”, dice in Blackstar, ovvero ci chiede a noi di guardare per lui e testimonia il profondo legame con i suoi fan) senza assistere allo spettacolo, proprio come il musicista che suonava all’interno della villa di Eyes Wide Shut che aveva come cognome Nightingale, mentre in Lazarus il rimando di Bowie è a Bukowski “Io sarò libero, proprio come quell’uccello azzurro (ovvero il Blue bird), non è proprio come me?”.  E resta li quella domanda. E’ retorica? E chi lo sa… Bowie senza più la benda vestito come in occasione dell’uscita dell’album Station to Station (1976)  non è più a letto ma in piedi per la sua ultima interpretazione ovvero quella di rimanere artista per sempre e metaforicamente scrive all’infinito: non gli basta il foglio. Poi ritorna nell’ armadio. Dunque non esce da una porta, no! rimane intrappolato nell’anima del mondo, insieme alle sue canzoni, la sua musica poliedrica, tutti i i suoi personaggi, i costumi colorati. Ora è cenere. Arrivano echi di quello che è successo al suo corpo. Perché nessuno, neanche la sua famiglia ha assistito al disgregarsi finale della sua materia, così ha voluto David. A noi resta la sua anima. Davvero un gran regalo!

Pubblicato da RosaliaPerSempre

Sono la protagonista del libro Rosalia per Sempre e vorrei potere raccontare la straordinaria vicenda dell'imbalsamazione di Rosalia Lombardo I am the protagonist of the novel "Forever Rosalia" and I would love to have the occasion of telling the extraordinary story of Rosalia Lombardo's embalming

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